Quante cose può insegnarci la fine di una lunga storia d’amore durata 50 anni?
Una vita vissuta insieme e finita insieme può dirci tante cose.
Prima è scomparso lui e dopo soli 5 mesi anche lei, entrambi nell’ospedale San Raffaele di Milano.
Era il 2010
probabilmente la storia di Raimondo e Sandra è conosciuta da molti perché sono tanti gli italiani che li hanno apprezzati in vita
infatti, Raimondo e Sandra per quasi 20 anni sono entrati dentro milioni di case, dal 1988 al 2007, con la sit-com televisiva più famosa della d’Italia: “Casa Vianello”.
Ve li ricordate? Ci hanno fatti ridere e divertire: lei giocava a fare la donna di casa stufa e annoiata alla continua ricerca di brividi e passione e lui, invece, era il classico marito pigro catturato dalle belle vicine di casa e appassionato di calcio.
- “Che noia, che barba, che barba, che noia!”. Si lamentava lei ad ogni fine giornata quando insieme si coricavano a letto, prima di iniziare a scalciare le lenzuola!
"Qualche volta continuiamo a litigare e non mi accorgo che hanno dato lo stop alle riprese - raccontava pubblicamente Sandra divertita - Raimondo è tremendo”.
Purtroppo Raimondo, che viveva con un solo rene sin dagli inizi degli anni ’70, il 15 aprile 2010 morì, dopo 11 giorni di ricovero all’ospedale San Raffaele di Milano a causa di un blocco renale dell’unico rene che gli era rimasto
e da quel momento per Sandra tutto è diventato buio.
LA REAZIONE DI SANDRA MONDAINI QUAL E’ STATA?
Qualche giorno dopo i funerali di lui alla domanda “Come stai?" da parte di un giornalista del Corriere della Sera lei rispose in questo modo:
“Come vuole che stia... provo a mangiare qualcosa ma poi sto male. C'ho il mio bel daffare. Io adesso Raimondo lo chiamo in paradiso, lo chiamo tutti i giorni da quando giovedì se ne è andato via. Gli ho raccontato tutto quello che ho fatto.”
Tendenzialmente davanti ad una perdita, ognuno di noi si ritrova a vivere un periodo difficile più o meno lungo a seconda del carattere di ciascuno.
Un periodo fatto di momenti tristi, nostalgici, profondi. E dopo torna la “normalità”.
Sandra invece non ha saputo reagire, come molti ricordano lei era malata da tempo ormai, a causa di un malattia chiamata vasculite.
E appena 5 mesi dopo la morte della sua dolce metà spirò anche lei, il 21 settembre dello stesso anno.
Qualche tempo dopo la scomparsa della cara Sandra Mondaini i nipoti filippini della famosa coppia avevano dichiarato pubblicamente in una puntata di Domenica Live condotta da Barbara D’Urso che “La zia si era ammalata di depressione. Non voleva più vivere.”
E come hanno affermato i famigliari più vicini anche in altre occasioni, la cara Sandra si era abbandonata a sé stessa, complice il grande dolore causato dalla perdita subita che si andava ad aggiungere ad una già precaria salute.
Dopo 50 anni insieme, quindi, entrambi sono venuti a mancare, commovendo milioni di italiani…
E cosa può insegnarci tutto ciò?
Come ho detto all’inizio ce ne sono tante di cose da imparare dalla vita di questa bella coppia. Io, come impresario funebre, ho tratto un insegnamento sul lutto che voglio condividere con voi che leggete guardando questa storia da un angolo differente…
LA DEPRESSIONE CAUSATA DAL LUTTO
E’ qui che sta la lezione molto importante che ci dona questa storia commovente.
>>> Questa storia ci dà la dimostrazione dei danni che può causare una depressione da lutto quando diventa cronica.
E’ stata la depressione causata dal lutto a far sì che Sandra, già malconcia a livello di salute, si lasciasse andare definitivamente nonostante la notorietà di cui godeva, perché non voleva più vivere senza Raimondo. <<<
Si può pensare che una persona famosa sia felice e che anche una perdita importante possa essere superata quando si è economicamente benestanti e pieni di fans.
E’ un pensiero diffuso che sotto vari aspetti è anche comprensibile. Ma non sempre è così. E la storia di Raimondo e Sandra ne è una dimostrazione…
…la depressione è una terribile malattia psicologica che ogni giorno, nel mondo, aggrava la salute già precaria di molte persone a prescindere dalle condizioni economiche e sociali.
Non serve essere medici o psicologi, infatti, per guardarsi intorno e vedere con i propri occhi quante persone rimaste vedove lasciano questa vita per sempre dopo che per settimane o mesi smettono di curarsi, di prendersi cura di sé stessi non mangiando più.
Quante persone smettono in pratica di volersi bene. Sprofondando sempre di più nell’isolamento e nel dolore a causa di una triste perdita.
Può essere successo ad un nostro caro, ad un parente, ad un amico o un nostro conoscente.
SE AD ESSERE VITTIMA DI UNA DEPRESSIONE PATOLOGICA E’ UN PARENTE SI PUO’ FARE QUALCOSA PER DARE AIUTO?
Ora, senza andare troppo nel dettaglio sull’argomento della depressione che non mi compete in quanto come già detto sono un impresario funebre e osservo queste cose principalmente dal lato umano e non da specialista, voglio chiudere l’articolo scrivendo poche righe su come aiutare una persona che vive in estrema difficoltà…
per offrire spunti a te che stai leggendo qualora volessi dare manforte ad un caro o un amico in un momento così complicato, senza risultato fuori luogo o, addirittura, controproducente visto che è facile in certi casi essere fraintesi o sbagliare atteggiamento nonostante la nobile intenzione di voler aiutare qualcuno.
A livello psicologico la depressione è una delle fasi del lutto ed è qualcosa di normale quando si subisce una perdita importante nella vita.
La psichiatra svizzera Elisabeth Kübler-Ross tra le più importanti esperte di elaborazione del lutto e autrice di tanti studi su questo argomento ha dichiarato che il lutto è un processo sì doloroso e difficile ma è comunque una cosa naturale.
E’ scientificamente dimostrato che nel lasso di tempo che va da 1 a 3 anni chiunque di noi può superarlo con le proprie “risorse” interiori senza aiuto di esperti.
E uscire dall’uragano di dolore, la tempesta di emozioni per tornare ad essere sereno come quando in cielo spunta finalmente il sole.
Tuttavia ci sono dei casi, rari, in cui può crearsi una situazione di “lutto patologico” nella persona. E questa situazione può appoggiarsi a precedenti situazioni di difficoltà psichica o di disagio già vissuto in passato dalla persona.
Sandra Mondaini, ad esempio, hanno dichiarato gli stessi nipoti, aveva già sofferto di problemi di depressione in passato molto tempo prima che Raimondo morisse. Probabilmente dovuta alla sua lunga malattia. Questo non è dato saperlo.
Lei, infatti, soffriva da tempo di vasculite: una misteriosa malattia, un’infiammazione dei muscoli per cui non si conosce cura.
Probabilmente la morte di Raimondo è stata per lei come una sorta di mannaia calata dall’alto che le ha dato un colpo forte.
E’ molto importante, quindi, capire se il dolore dovuto alla depressione provato da una persona in lutto è patologico o meno.
E stare vicini a chi vogliamo bene in questa fase è fondamentale.
La depressione è la penultima fase dell’elaborazione del lutto e consiste in una fase in cui la persona sta realizzando in pieno la perdita subita a causa della scomparsa del proprio caro; subito dopo ci sarà l’accettazione della perdita, una fase in cui sarà più “facile” stare accanto.
La domanda che nasce spontanea a questo punto è
“Come stare vicini concretamente in certi momenti?”
Prendendo spunto ancora dalla dottoressa Kübler-Ross lei indica per chi non è psicoterapeuta, psichiatra, psicologo né esperto di salute mentale come si possa “essere di grande aiuto durante questo periodo, prestandosi per riorganizzare la vita di casa, specialmente quando sono coinvolti bambini o persone vecchie e sole.”
Dice, inoltre, che una persona depressa è capace di tenere lontano e non considerare affatto chi offre una “finta” vicinanza affettiva.
Con comportamenti falsi o improvvisati. Una persona in difficoltà sa’ riconoscere queste cose e non c’è nulla di peggio che dare tale idea chi già soffre, a mio avviso.
La reazione di cercar di spronare la persona “dicendo di non guardare le cose in modo così fosco o disperato” può servire soltanto se questo appoggio viene dato con molta delicatezza e moderazione. senza sprazzi di impazienza dovuti, a volte, a fastidio o angoscia che chi offre aiuto potrebbe provare.
CONTATTARE UN ESPERTO NEI CASI DI DEPRESSIONE PATOLOGICA
Più di questo noi non possiamo offrire alla persona in difficoltà.
Aiutare ha senso se il nostro caro o il nostro amico possa ricevere beneficio da quello che facciamo. Altrimenti è soltanto qualcosa di inutile che non ha niente di costruttivo e rischia di sfociare in egoismo da parte nostra…
che vogliamo sentirci utili o dimostrare di fare qualcosa, senza che ci sia un risultato utile concreto per l’altra persona.
Perciò se il lutto dovesse risultare patologico il mio personale consiglio è di rivolgersi a chi è esperto e conosce bene questa patologia e sa come curarla.
Ci sono traumi, disturbi post-traumatici, e varie altre cose che potrebbero vivere dentro quella persona che, in tal caso, ha bisogno di un esperto che possa curare le cosiddette “ferite interiori”
ed evitare tristi situazioni di abbandono, digiuno, isolamento, autolesionismo che inducono ogni giorno nel mondo tante persone ad un triste epilogo fatto di malattie e morte.
Ripeto in ogni mio articolo o video che il lutto non comporta la sola e semplice organizzazione di un funerale. Il rito funebre è comunque molto importante per chi ha subito la perdita, viverlo pienamente e ricevere il sostegno di parenti, amici e conoscenti ha tanta importanza.
Ma trarre questo insegnamento da una storia come quella di Raimondo Vianello e Sandra Mondaini è utile per "aprire gli occhi” e indurci a prenderci cura di chi abbiamo accanto.
Sul mio sito web tratto questi argomenti in altri articoli e video, e se sei interessato/a ti invito a leggere gli altri articoli che ho scritto.
Su Facebook ho una mia Pagina chiamata “Di Sabatino Onoranze Funebri” che ti invito a seguito cliccando sul tasto o pollice blu “Mi Piace”.
Lo shock, il disorientamento, la nebbia di certi tristi momenti vanno conosciuti per avere il polso della situazione e prendersi cura di sé stessi, dei propri cari e del caro famigliare che è venuto a mancare e che in vita aveva espresso delle ultime volontà.
E’ questo ciò che cerco di spiegare in ogni mio singolo contenuto che pubblico.
Per oggi è tutto. Un saluto, alla prossima
Fabio Di Sabatino